Noi... al completo!

25/03/09

Il sole di ....Forlimpopoli


Dopo una partenza ritardata a causa della perdita del....pane, la neve trovata per la strada... eccoci a Forlimpopoli con un magnifico sole. In genere quei servizi che si ripetono periodicamente ogni anno sono un po' noiosi; Forlimpopoli è la debita eccezione. Ci andiamo tutti volentieri, vuoi per la giratina alla fiera (obiettivamente un po' scarsina quest'anno), vuoi per il pubblico sempre numeroso e caloroso, insomma a Forlimpopoli ci divertiamo sempre. Basta guardare le foto per rendersene conto. Questa volta alla foto di copertina ho voluto dare spazio alla tavolata dei dolci, era già stata attaccata voracemente ma ancora fa la sua figura! Un grazie a tutte quelle signore e signorine che ogni volta portano il dolce. Ma una domanda sorge spontanea...i signori maschietti non sanno fare i dolci?

Dopo l'improvvisazione di ballo nel pulman, qualcuno ha pensato bene che ci fosse bisogno di alcune lezioni di ballo. Allora il Sinatti si è offerto quale insegnante e lunedì sera alla sede ha fatto una lezione di balli di gruppo. Ora vedere il Sinatti in veste di "maestro" è tutto un programma, ma sinceramente devo dire che se la cava piuttosto bene. Se qualcuno vuole aggiungersi agli allievi, non deve far altro che dirlo che la prossima settima ci rifacciamo.

07/03/09

FESTIVAL DELLE BANDE E MAJORETTES - PETRIOLO (MC) 15/19 LUGLIO 2009

Eccoci pronti per la nuova avventura, questa volta in terra italica ma un lungo week end che, dopo Menton, immagino sia piuttosto atteso dai più giovani e galiardi.

Parteciparanno gruppi sia italiani che stranieri, se intanto li volete conoscere, ho messo il link ai loro siti dove ci sono molte foto.

Banda di Zlin (repubblica Ceca) e qui potete vedere un video in you tube
Banda di Rybnik (Polonia)
Banda di S.Mauro Cilento con Majorettes di Casperia

La Banda di Petriolo è l'organizzatore della manifestazione e qui trovate le foto dei precedenti Festival.
Da quello che ho potuto vedere è una bella festa e ci sono dei bei gruppi e sono certa che, come al solito, ce la metteremo tutta per fare la nostra figura.

03/03/09



A tempo di record ecco le foto di Menton. Ci sono anche le foto di sabato sera (che forse sarebbe meglio non far vedere...) e qui trovate il sito ufficiale della Fete du Citron, dove c'è una raccolta di foto. Anche questa volta Menton non ha deluso. E' sempre piacevole e divertente stare fuori alcuni giorni, ma al divertimento Menton aggiunge una gratificazione sempre speciale. Sarà sfilare fra tantissima gente che ha voglia di divertirsi, sarà essere insieme a gruppi musicali di tutto il mondo, non so...... ma c'è sempre un'atmosfera speciale. Avete notato che mentre suonavamo la nostra vecchissima fantasia di Modugno la gente cantava? e il calore del pubblico così intenso....vedere gente che balla e che ha voglia di divertirsi mette addosso a tutti tanta allegria. Aspetto i vostri commenti e le vostre impressioni e magari mettiamo insieme qualche aneddoto da non dimenticare....

02/03/09

Mandelieu Menton 2004

Stamani nel fare un po' di pulizia nel pc ho ritrovato queste note che avevo scritto al ritorno da Menton nel 2004. Nel rileggerle ho sorriso, ma che stress allora!!!



“ Se ce lo avessero fatto fare per lavoro, sicuramente avremmo fatto sciopero, occupato l’azienda, fatto una serrata etc etc”. Con queste parole ho ringraziato i componenti della mia banda dopo questa, fisicamente e psicologicamente, massacrante trasferta francese.

Già dall’inizio della settimana le cose erano cominciate male, un paio di ragazze avevano dato forfait, ad un trombone ferroviere annullate le ferie per la malattia dei colleghi. Un'altra tutti i familiari malati e non sapeva a chi lasciare i bambini. Ed io a rifare il piano delle camere d’albergo, rimesso in discussione dopo ogni “Non posso venire”. Poi il pensiero del padre di Marco, il nostro Presidente e primo trombone. E soprattutto mio carissimo amico. Stava molto male e Marco era combattuto tra il bisogno di stare con il padre e il dovere di stare con la sua banda. Ed io , impotente, non sapevo cosa consigliare. La consapevolezza che se lui non fosse venuto tutte le responsabilità sarebbero ricadute su di me. Il francese ci avrebbe pagato? E la cena? Ci avrebbe dato la cena come convenuto? E l’impresario di Menton si sarebbe arrabbiato perché a sua insaputa eravamo stati a Mandelieu? Ad aumentare la mia angoscia arriva un fax, le majorettes devono essere alte,mature ma non troppo, magre e tres joli! Mi sento persa, e che siamo alle finali di Miss Italia? Ma lo sanno loro che le majorettes sono una razza in via d’estinzione da proteggere come i ghepardi della savana? Hanno una vaga idea di quante ragazzine bruttine sono poi sbocciate come il brutto anatroccolo della favola?

Marco decide di non venire e la sveglia delle 5 mi trova ancora persa nelle mie mille preoccupazioni. Arriviamo all’orario convenuto e il pulman ancora non c’è. Mi torna subito in mente un paio di anni fa, dovevamo andare alla Rai e il pulman non arrivò, telefonavamo e ci inventavano una scusa dopo l’altra. Fummo abbastanza svegli da capire l’antifona e a salire in macchina e andare a Roma. Roma è a 150 chilometri. Mentone no. Ecco il pulman, meno male un motivo di panico in meno. Stranamente sono tutti puntuali e riusciamo a partire in orario con il mastodontico pulman a 80 posti. A ruota la nostra Cenerentola, il furgone Ducato di anno imprecisato, carico di strumenti. Non siamo ancora in Liguria che Susanna comincia a sentirsi male. Ci fermiamo, sembra stare meglio e ripartiamo. Un centinaio di chilometri e sta di nuovo male, prova a salire con suo marito sul Ducato, forse è il pulman a causarle forti dolori di stomaco. Dopo un po’ chiamano al telefono, hanno deciso di fermarsi al pronto soccorso di Savona. Davanti ai miei occhi sfilano le immagini del pronto soccorso di una città, seppur piccola, di sabato mattino. Mi prende il panico, gli strumenti sono tutti sul ducato e se forano una gomma, se restano bloccati da un incidente, cosa facciamo? Fortunatamente devo ricredermi sulla sanità ligure, tempo mezzora hanno fatto tutto e ci raggiungano nell’area di sosta dove ci siamo fermati per il pranzo. Comincio a tranquillizzarmi, ora deve andare tutto bene, statisticamente deve andare tutto liscio. Arriviamo a Cannes con un ora di ritardo sulla tabella di marcia, quindi l’ora di riposo che avevo calcolato va a farsi friggere. Mi consegnano le chiavi dell’albergo in una cassetta e comincio a consegnarle avvantaggiata dalla mia rooming list preparata precedentemente (due notti di lavoro). Il primo che mi dice “cambiami la camera” lo stendo. Tutti prendono le chiavi docilmente e silenziosamente. Telefono all’impresario francese. La vocina registrata mi dice naturalmente in francese che il numero non esiste. LO SAPEVOOOOO!!!! Ho preso una fregatura. Il tanto temuto bidone eccolo qui. Mi soccorre la mia amica francese che ha approfittato dell’occasione per venirmi a trovare. Legge il numero e mi fa notare che ha il prefisso internazionale come se telefonassi dall’Italia, basta che tolga lo 0033 e monsier Frank risponde che arriva subito. Riprendo fiato.

Arriva Frank accompagnato da un italo francese che almeno risolve il problema della lingua. Ci accompagnano a Mandalieu dove troviamo un’altra banda (ma dove li ho visti questi qui?). Ci dicono di suonare fino alle 18,30 poi quando passeranno i carri dobbiamo accodarci al corteo. Il dvd di Isaia, ecco dove li ho visti! Mi avvicino all’altra banda e gli dico che li ho visti nel dvd della festa di Lonate. Il ghiaccio è rotto e ci accordiamo di suonare un brano per uno, anziché 15 minuti ciascuno come ci avevano detto. Parte la Roncaglia M.B. tutti allineati perfettamente. Che invidia quelle file belle dritte! E che suoni puliti! Noi spariamo Hot Stuff, a tutto volume. Siamo un po’ caciaroni, le file fanno schifo, qualche nota delle trombe forse è un po’ troppo sopra le righe, ma il pubblico applaude. Quando partono le percussioni con il solito giro ritmico la gente batte le mani con noi e canta la melodia dello xilophono. C’è una coppia di persone anziane che ci guardano ammirati. Alla fine del corteo, incuriosita dal fatto che ci hanno seguito per tutta la sera, gli porgo un nostro depliant, pensando che fossero italiani e che ci avessero seguito per “amor di patria”. La signora comincia a snocciolarmi un fiume di parole in francese, e solo dal sorriso capisco che sono complimenti.

Ci sono diversi gruppi, gli sbandieratori di Alba, una banda cecoslovacca con le majorettes fatte con lo stampino ( ma dove le trovano tutte uguali e per di più belle?) e i carri di mimosa. La mimosa è il mio fiore preferito, a casa mia le ha stroncate tutte la neve ed ora che bello vederle fiorite!

Finisce la festa, l’impresario mi paga ( un pensiero in meno) e mi dice che sicuramente ci richiamerà. Ci accompagnano al self service spiegandomi che ci sono i pasti pagati per 270 persone. La fila è enorme, mi rendo conto che nessuno controlla. Chiunque può mangiare e passare per uno di una banda, quasi nessuno indossa la divisa. Noi siamo gli ultimi, e se fossimo il n. 271 e mi portano il conto? Anche questa va bene, ed anche gli ultimi riescono a mangiare. Sono le 22,30.

Rifletto che stranamente nessuno ha avuto da ridire sul fatto che cenavamo ad un ora così tarda e nemmeno sulla scarsa igiene del locale. Qualcuno ha riso dicendo che ha dovuto appoggiare il pane su un Tempo, visto che i vassoi erano sprovvisti di tovaglietta e il tovagliolo era in fondo al self service. Siamo tutti stanchi e silenziosamente rientriamo in albergo. Per me ancora non è finita, devo andare a salutare l’impiegato italiano che mi ha aiutato per le prenotazioni. Lavora in un albergo vicino, della stessa proprietà di dove alloggiamo noi e fa il turno di notte. Mi faccio accompagnare dalla omnipresente Antonella e recupero il vino che gli ho portato. Le bottiglie sono integre, il cartone no, poco male. Ci accoglie calorosamente, ma perchè all’estero se parliamo la stessa lingua siamo tutti amici e in patria ci scanniamo per un parcheggio? Vuole offrirci un caffè, propongo una camomilla, per oggi ho fatto il pieno di eccitanti naturali. Niente camomilla.

Ci consiglia di portare il nostro ducato dentro il parcheggio dell’albergo, non è consigliabile lasciarlo fuori. Chiamo Nazzareno al cellulare e scopro che ha lasciato Irene in camere da sola e che lui è a chiacchiera da qualche parte. Provo altri due o tre numeri, non risponde nessuno. Finalmente risponde Davide, promette che si occuperà del furgone. Torniamo in albergo, nessuno si è occupato del Ducato, quindi riparte Nazzareno. Verso mezzanotte riusciamo a spengere al luce. Mi aspetta un’altra notte insonne, ormai lo so, quando cambio letto non dormo mai.

"Salviamo le bande"

Tornando da Menton ho avuto occasione di condividere con Chiara e gli altri passeggeri questo articolo del M. Muti sulle bande musicali, pubblicato dal Corriere della sera lo scorso marzo. E' un bell'articolo e un riconoscimento di un illustre maestro, ho pensato che mettendolo nel blog lo potremo sempre consultare. Vi consiglio di leggerlo.

Il caso Il maestro dirigerà un gruppo di giovani musicisti calabresi per lanciare l'allarme
Riccardo Muti: «Salviamo le bande» «Tremila complessi sono in crisi e senza soldi Questo è un vero delitto culturale»

ROMA — È la banda il Panda della musica, l'«animale culturale» a rischio estinzione. Le storiche bande di paese, abbandonate dallo Stato, sono allo sbando e potrebbero chiudere. «Chiamiamo le cose come sono: è un delitto culturale», tuona Riccardo Muti. Il 14 giugno, per la prima volta nella sua carriera, al Ravenna Festival dirigerà una banda. Può sembrare una provocazione culturale, in realtà è un modo per richiamare l'attenzione su una realtà liquidata frettolosamente come un genere fuori moda. «Il mio vuole essere un omaggio alla crisi di tutte le bande d'Italia». Con lui risuoneranno gli squilli della banda di Delianuova, 80 ragazzi che suonano nella terra della 'ndrangheta, in provincia di Reggio Calabria; è il piccolo miracolo dell'Aspromonte, dove la musica non arriva. «Le bande rappresentano, per tante città del nostro paese, l'unica occasione di ascoltar musica, spesso gratuitamente». Muti aprirà e chiuderà il concerto, con le Sinfonie di Nabucco e Norma, «per sottolineare a chi di dovere l'importanza assoluta delle bande musicali». Per l'Unità, che alla crisi delle bande ha dedicato un'inchiesta, «chi di dovere » sono le Regioni che hanno il compito di reperire fondi con programmi triennali di intervento.

«DIPENDONO DALL'ASSESSORE DI TURNO» - Ma le 3 mila bande italiane dipendono dalla sensibilità dell'assessore di turno. Servono soldi per l'acquisto degli strumenti, gli spostamenti, i locali per le prove, i corsi di formazione. «Non devono essere istituti assistenziali, chi è responsabile non può alzare
Una delle 3 mila bande italiane
le spalle con un vago sorriso ma ha l'obbligo di mantenere in vita queste compagini, dobbiamo dare uno stipendio a chi porta diletto e cultura in posti dove raggiungere un teatro è impossibile». Muti ha già ascoltato i ragazzi dell'Aspromonte quando andò con la sua Orchestra Cherubini a Reggio Calabria: «È un gruppo meraviglioso di strumenti a fiato con una disciplina artistica e umana straordinaria; hanno un portamento che sembrano usciti dai collegi più prestigiosi di Oxford; hanno passione e amore». Si ferma: «Hanno digni-tà». Il maestro ha passato la Pasqua a Molfetta, la sua città, dove ha seguito «le processioni del Sud, quelle dei Misteri, una tradizione centenaria sempre seguita dalle bande. Ho conosciuto fior di strumentisti, che venivano dalle bande ». Muti vuole sciogliere il nodo del disinteresse, il luogo comune delle marcette militari e delle fanfare: «Banda non è sinonimo di qualità inferiore, né di strumenti popolari e di bocca buona con cui ci si può arrangiare. Al contrario, sono strumenti nobili, pensate a Verdi quanto deve alle bande che ascoltava da ragazzo, e che lui usa per annunciare l'arrivo del re Duncano nel Macbeth». E in epoca moderna Stravinskij e Hindemith. «E prima ancora Bellini, Berlioz, Spontini che nel second'atto dell'Agnese di Hohenstaufen usa una banda enorme che fa la funzione dell'organo ed è uno dei momenti sublimi di quell'opera». Ha passato tante serate a sentire le bande, a Lanciano, a Francavilla, a Besana Brianza dove l'hanno fatto cittadino onorario: «Usano strumenti che non ci sono nelle orchestre, le oficleidi, i flicorni, i bombardini, la famiglia dei sassofoni, l'eufonio che sembra un bel nome antico ed è un corno tenore». Il grande impulso nel repertorio bandistico avvenne durante la Rivoluzione francese, si trattava di riempire la vita associata con nuovi rituali, odi e inni, non solo quelli chiesastici. «All'estero i paesi civili hanno bande meravigliose. I nostri ragazzi delle bande hanno studiato nei conservatori, non dal padre che ha il negozio da barbiere».

«TOTO' DIRETTORE MANCATO» - Maestro, ricorda Totò a colori, quando dirige la banda come un pupo siciliano? «Un grande attore, un poeta, l'autore di Malafemmena. In quel film fa un gesto musicale in forma di gioco, ma ogni gesto è di una tale precisione che non è solo a ridosso della musica, evoca il suono che sta per produrre. Se Totò avesse fatto il direttore d'orchestra, sarebbe stato uno dei più grandi del secolo. Sarebbe bene mostrare alle classi di direzione d'orchestra Totò che dirige la banda, non solo quando fa il tric trac e i mortaretti ma nei pizzicati, nei legati, negli staccati, per capire che una certa mimica è in diretto contatto con la musica».
La missione possibile di Muti a Ravenna: ridare nobiltà al repertorio bandistico.

Valerio Cappelli
27 marzo 2008